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Mini pochette, shopping bag, shopper, secchiello, minicartella… borse declinate in tanti modelli che in comune hanno il materiale: camera d’aria dei camion finemente lavorata. In offerta su Lovli fino a mezzanotte.
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Mini pochette, shopping bag, shopper, secchiello, minicartella… borse declinate in tanti modelli che in comune hanno il materiale: camera d’aria dei camion finemente lavorata. In offerta su Lovli fino a mezzanotte.

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  • 2 months ago
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Boutique on Click: le nostre inviate nel mondo della moda

Volete conoscere le nostre nuove inviate nel mondo della moda?

Si chiamano Eugenia e Silvia e con il loro sito - Boutique on Click - hanno creato un marketplace delle eccellenze italiane negli ambiti dell’abbigliamento e degli accessori fashion. 

A partire da questa settimana selezioneranno appositamente per Lovli le griffe più originali, le  creazioni degli stilisti più promettenti e gli accessori più sfiziosi per arricchire ulteriormente la nostra offerta di design italiano. 

La prima proposta nata da questa partnership è online già da oggi: sono le  cover iRiccio di Seconda Base, coloratissime e con le borchie a punta fluo per le fashioniste fanatiche della mela morsicata. 

Stay tuned che ne vedrete delle belle :)

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  • 3 months ago
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Tie-ups reinventa la cintura

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Tie-ups porta una sferzata di colore ed energia direttamente al punto vita! Ideata da due giovani imprenditori veneti, Moreno Ferracin e Alberto Vanin, Tie-ups si ispira a brand come Swatch e Apple per realizzare un concetto di cintura nuovo, semplice e pratico da indossare.

L’idea? Rinnovare uno degli accessori tradizionali per eccellenza, ovvero la classica cintura con la fibbia, sostituendo i materiali solitamente impiegati per la sua realizzazione come il cuoio, la corda, la vernice e il metallo.

Un’approfondita ricerca porta alla scelta della termoplastica elastomerica per la cinghia e il policarbonato trasparente per la realizzazione della fibbia, materie prime mai utilizzate nel prodotto cintura, che garantiscono resistenza, flessibilità, morbidezza, scorrevolezza e piacevolezza al tatto. Ma non solo: Tie-ups è atossico e anallergico, idrorepellente e ci fa risparmiare tempo all’aeroporto! Invisibile ai metaldetector, infatti, consente di passare i controlli senza procedere alla rituale svestizione imposta dalle norme di sicurezza.

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Un accessorio cool e frizzante, adatto a lui e a lei che, grazie alla fibbia smontabile, con poche mosse puoi regolare alla misura desiderata. Ed è estremamente versatile e facile da abbinare: la indossi con pantaloni, miniabiti, camicette e gonne. L’unico problema, semmai, è che è difficilissimo scegliere tra l’ampissima gamma di colori a disposizione!

Su Lovli presentiamo le cinture di Tie-ups sia nel modello basic sia in quello slimcut, tutte custodite nella loro apposita plastic box trasparente e in tantissime varianti di colore.

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  • 4 months ago
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Un gilet: 3 modi di indossarlo.

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  • 6 months ago
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Il Gilet Punto di Altrove ispirato alla forma del cerchio. Una giacca senza maniche trasformabile, un capo dalla sofisticata semplicità. 

Source: lovli.it

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  • 6 months ago
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I foulard caleidoscopici di MDGRAPHY.
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I foulard caleidoscopici di MDGRAPHY.

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  • 6 months ago
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Altrove, poligoni da indossare

Abiti che vanno oltre la moda, stupiscono, e non si curano delle stagioni: questa è la ricetta di Altrove, il brand che Alessandra Milan e Miriam Nonino hanno creato con l’intento di scardinare il concetto di moda per costruire un approccio alternativo al design dei capi d’abbigliamento. Altrove Form Collection è la linea che presentano oggi su Lovli, capi di una sofisticata semplicità, che si sviluppano a partire da forme geometriche e si trasformano a seconda dell’esigenza, tutti realizzati con tessuti rigorosamente italiani.

Qualche giorno fa abbiamo fatto una chiacchierata con Alessandra e Miriam che con molto entusiasmo ci hanno parlato del loro lavoro…

Raccontateci il percorso che vi ha portato fino ad Altrove…

Alessandra: Siamo appassionate di moda da sempre. Io ho studiato Filosofia dei Linguaggi e ho lavorato per diversi anni nell’ufficio stampa di case di moda  e poi come commerciale per la catena Muji. Contemporaneamente a questa esperienza è avvenuto l’incontro con Miriam ed è iniziata l’avventura di Altrove. Siamo due figure apparentemente diverse ma in perfetta sintonia.

Miriam: Io nasco come graphic designer, mi sono formata a Venezia presso lo Studio Camuffo,  poi per tanti anni ho lavorato sia nella comunicazione che nella moda per diverse realtà,  tra cui Fabrica Benetton, dove mi occupavo del marchio e dei clienti esterni. Sono anche modellista. 

Come vi siete conosciute e come avete deciso di realizzare questo progetto assieme?

A: Altrove nasce grazie a una persona amica di entrambe che ci conosceva molto bene sia dal punto di vista personale che professionale e ci ha fatto incontrare! Attualmente collabora con noi per la parte strutturale degli abiti. Noi due, come le nostre creazioni, siamo il bianco e il nero e questa persona rappresenta il grigio…come in una scala cromatica! Il nostro è un tipo di approccio all’abbigliamento che si trova in pochi designer - quelli che per noi sono i punti di riferimento - soprattutto di scuola giapponese e nordica.

Raccontateci qualcosa di più su questo vostro approccio?

A: Ci teniamo sempre a sottolineare che noi non facciamo moda, non perché non ci piaccia il termine, ma semplicemente perché non ci corrisponde. La parola moda si porta dietro delle connotazioni a cui il nostro lavoro non fa riferimento. Se dovessimo definire il nostro approccio al capo d’abbigliamento è sicuramente più vicino al design che alla moda e questo è il motivo per cui il progetto Lovli ci piace.

Quindi voi siete stiliste…o designer?

Molto spesso ci chiamano stiliste, ma non ci riconosciamo in questa definizione perché troviamo che sia riduttiva. Lo stilista comunemente inteso è colui che crea il figurino, il concetto di partenza del capo d’abbigliamento, ed è sempre affiancato da un modellista, che è una figura che pochi consumatori conoscono ma è fondamentale perché traduce in opera gli schizzi dello stilista.

Noi siamo anche modelliste. Nel nostro studio non ci sono bozzetti e figurini, ma cartamodelli, perché noi ragioniamo per forme. Il nostro capo parte da un confronto tra Miriam e me, quindi si passa alla realizzazione su carta, poi su tela e da lì si sviluppa tutto.

I vostri capi non rientrano nelle stagioni tipiche della moda. Cosa fa sì che non siano mai “superati”?

A: I nostri capi sono slegati dall’influenza dei trend di stagione. Nascono sostanzialmente da una forma e i capi che abbiamo scelto per Lovli sono esemplificativi di questo approccio perché sono sviluppi di forme geometriche. Chiaramente proponiamo nuove collezioni ogni stagione perché i nostri canali di vendita sono i negozi (e presto anche il nostro sito). Ma il capo che proponiamo questa stagione, declinato in un tessuto o tonalità diverse è facilmente proponibile anche a distanza di due anni e chi lo indossa non prova la sensazione di avere un capo “superato” perché non rientra nel sistema moda inteso in questi termini.

M: Non facciamo moda anche perché la nostra rosa cromatica è circoscritta, non ci sono punti di colore se non nei dettagli e negli interni, le fantasie sono limitate a righe, pois e quadri.

Un altro aspetto che ci ha colpito è la trasformabilità dei vosti pezzi.

M: Assieme alla forma, la trasformabilità è l’altro aspetto su cui ci concentriamo. Per esempio la Camicia Triangolo può essere utilizzata in almeno 3 o 4 posizioni. Alla stessa maniera il Gilet può essere indossato con lo scollo davanti o dietro. Quando è possibile cerchiamo sempre di dare più possibilità di utilizzo e portabilità perché ci piace il fatto che la persona  che indossa un nostro capo lo possa interpretare.

Che tipi di tessuto utilizzate?

M: Utilizziamo il cotone, nelle sue diverse declinazioni, e la lana… Tutti tessuti rigorosamente italiani, perché sono ineccepibili. Un altro punto importante riguardo i materiali è l’utilizzo di metrature di tessuto molto ampie, un modo per evitare tagli e cuciture. Ad esempio per fare la Camicia Triangolo sono necessari circa 2 m e 80 cm di tessuto, mentre in media per una camicia se ne impiega 1 e mezzo!

Qual è la vostra creazione preferita?

Un pezzo a cui siamo molto affezionate è il nostro cappotto, lo proponiamo da quando siamo nate e continua ad incontrare il favore di chi lo prova. Tenendo lo stesso modello l’abbiamo realizzato anche in versione piumino d’oca.  Tra i nostri preferiti c’è anche il Gilet Punto che proponiamo su Lovli, un pezzo che continuano a richiederci. Pensa che a Venezia è venduto da una galleria d’arte, non da un negozio di abbigliamento.

Ora, come di consueto, qualche domanda flash. Che cos’è il design?

Come diceva Massimo Vignelli “Design è uno”. Tutto è design, niente è design.

Anche voi, come noi di Lovli, siete cresciute a “pasta&design”. Piatto preferito e designer preferito?

A: I dolci, nello specifico la torta di mele… le cose semplici, se fatte bene, sono sempre le migliori. Il nostro designer preferito, invece, è Yohji Yamamoto.

Un brano musicale e un libro che tutti dovrebbero conoscere?

A&M: Tutte le canzoni dei Radiohead. Sono uno di quei gruppi musicali che tutti dovrebbero ascoltare. 

M: Per quanto riguarda le letture amiamo le biografie, soprattutto di donne, personalità brillanti che hanno preso posizione e lasciato il segno come Simone de Beauvoir.

A: Io, inoltre, ho un legame affettivo molto profondo con Il buio oltre la siepe di Harper Lee. Avevo 8 anni quando lo rubai dalla libreria dei miei e mi nascosi sotto un tavolo per leggerlo. Fu la prima esperienza di immersione totale nella lettura.

Su Lovli Altrove presenta una selezione di capi d’abbigliamento ispirati alle forme geometriche: il Triangolo e il Rettangolo sono il punto di partenza per camicie che, con qualche piccolo accorgimento, si possono trasformare e declinare a seconda delle esigenze, mentre dal Rombo e dall’Ellisse nascono pantaloni confortevoli, versatili e dai dettagli curatissimi.

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  • 6 months ago
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Source: lovli.it

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  • 10 months ago
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Oltre la moda: gli abiti polimorfi di Lemuria

Praticità, innovazione e coinvolgimento: tre parole che riassumono il concept di Lemuria, brand d’abbigliamento creato da Susanna Gioia, giovane designer umbra, rivoluzionaria e apripista del genere. Susanna realizza quello che è il sogno di tutte le donne: essere sempre perfettamente vestite per ogni occasione, alla faccia dei cambi di programma last-minute e delle mode del momento. Si chiamano abiti polimorfi e con poche semplici mosse si trasformano e cambiano il tuo look, regalandoti l’outfit che più si adatta allo stato d’animo o all’esigenza del momento. Oltre ad essere pratici sono bellissimi. Le sue sfilate, poi, sono un incanto, delle vere e proprie performance. Citata da Vogue tra i migliori talenti del 2009, Susanna è determinata, schietta e decisa. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con lei per farci raccontare qualcosa in più sul suo affascinante lavoro, una vera vocazione di famiglia.

Cosa significa il nome Lemuria e com’è nato il progetto?

Lemuria è un mito di creazione che racconta di come l’uomo ha creato il suo corpo attraverso la potenza psichica. L’idea comincia a venir fuori tra il 2005 e il 2006 mentre terminavo gli studi in Scienze delle Comunicazioni a Perugia. Studiavamo la “convergenza tecnologica” cioè il fatto che nel futuro i mezzi di successo sarebbero stati quelli in cui fosse stato possibile far convergere diverse tecnologie. La cosa mi ha ispirato perchè se l’idea era vincente in un oggetto tecnologico poteva esserlo anche in un altro tipo di prodotto. Io sono nata in un’azienda d’abbigliamento e la moda è sempre stata dentro di me. Così mi è venuta l’idea della multifunzionalità dell’abito, ho iniziato a fare un po’ di ricerche e ho capito perchè non era stata ancora realizzata: è un’idea innovativa che richiede tanto tanto lavoro dietro!

Qual è stata la tua prima creazione?

La tuta Mucca. Inizialmente l’idea era un po’ vaga, non ho pensato subito al modulo polifunzionale, ho cominciato a fare i primi prototipi, tagliandoli io a mano per vedere che usciva fuori. Poi ho capito che la cosa interessante era far trasformare l’abito in maniera semplice, senza attacca-stacca e cose di questo tipo. La trasformazione doveva essere contenuta nell’abito stesso che doveva presentarsi non come un pezzo di stoffa, ma come qualcosa di esteticamente interessante che poteva assumere varie forme. Io sono una persona molto pratica, voglio le cose semplici, veloci, non mi piacciono troppi giri di parole. L’idea doveva essere facile, altrimenti per me non aveva senso.

Ci racconti il processo di creazione di un tuo abito?

In modelleria siamo in due, io e la modellista. Lei lavora nell’azienda di famiglia da quando io avevo 17 anni e già da allora disegnavo, ci conosciamo benissimo, lavoriamo assieme alla progettazione al computer. Paradossalmente fare un abito di Lemuria è più facile che fare una giacchetta classica! Si tratta di forme geometriche e la progettazione è fondamentale. Io progetto la forma dal punto di vista tecnico, poi raffiniamo il prodotto in fase di realizzazione assieme alle signore della sartoria che mi danno tanti consigli…quindi alla fine è, senza dubbio, un lavoro di gruppo.

Che materiali usate?

Lemuria realizza i suoi abiti con jersey, viscose e tessuti bielastici di altissima qualità, tutti rigorosamente italiani. Grande attenzione viene dedicata alle cuciture realizzate in modo tale che possano resistere alle sollecitazioni che ogni capo subisce durante la trasformazione. Alcuni abiti hanno inoltre delle cuciture speciali, a scomparsa, visto che, tra le numerose metamorfosi, Lemuria propone anche l’opzione “double-face”.

Ci racconti qualcosa sull’azienda della tua famiglia?

Devo molto all’azienda della mia famiglia… non so se qualcun’altro avrebbe appoggiato questa follia. La prima collezione l’ho fatta proprio con i tessuti recuperati in azienda, che ha una storia trentennale. La storia dei miei genitori è quella comune ai tanti piccoli gruppi artigiani in Italia nati sulla scia di quelle grandi aziende che hanno creato il Made in Italy. Hanno lavorato per tutti i grandi gruppi che si sono susseguiti tra gli anni 60 e gli anni 90 e poi è iniziata la crisi, nel 92. Io ora sono molto positiva e credo che per innovare ci voglia prima la distruzione di un sistema per poi ritrovarne un altro. Sarebbe bello scivolarci dolcemente, ma credo che questo non sia mai successo…

Quali sono i prossimi obiettivi che vi siete posti come Lemuria?

Dobbiamo riuscire a capire come inserire un prodotto così nuovo in un mercato così vecchio. Tutta la filiera di distribuzione ha una mentalità vecchia, che si rifà ad una economia che evidentemente è fallita e che privilegia prodotti standard, con una visione superata. Quello che ci contraddistingue è una mentalità nuova: di fronte a un nostro vestito devi metterci qualcosa di tuo, la fruizione non è passiva come ciò che si è cercato di inculcare fino a oggi, ma è un concetto difficile che ai rappresentanti e agli showroom sembra un ostacolo. Secondo me c’è bisogno di un cambiamento, anche e soprattutto di mentalità.

Qual è la tua visione dell’industria della moda in Italia?

Penso che il sistema politico abbia o ignorato o volutamente boicottato l’industria della moda italiana. Di sicuro l’azienda artigianale italiana è stata distrutta. Tutto il mondo dell’artigianato italiano, che poi durante i comizi viene millantato come perla dell’economia italiana, in realtà non è stato tutelato, non è stato protetto, ma è stata quasi favorita la fuga verso altri mercati, imponendo tassazioni improponibili, che hanno portato i prodotti a un costo eccessivo e all’allontanamento delle aziende.

La tua soddisfazione più grande?

La cosa più bella in questo lavoro è vedere l’entusiasmo e lo stupore nelle persone che indossano le nostre creazioni. Oggi c’è l’idea diffusa che tutto sia già stato fatto e invece non è assolutamente così! Ci sono tantissime cose da scoprire, da inventare, da raccontare, un po’ di sana curiosità ancora penso ci debba essere…

Su Lovli trovate alcune delle più belle creazioni Lemuria tra cui l’abito Cerchio, che da gonna si trasforma in vestito e poi ancora in cardigan lungo e Ibrido che da outfit perfetto per il pomeriggio si trasforma rendendo il tuo look perfetto per una serata speciale. Vedere la trasformazione in diretta è come assistere a un trucco di magia!

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  • 10 months ago
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Source: lovli.it

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