Playhat: le sneakers fuori dal coro
Marchigiano, classe 1978, Matteo Marziali fonda il marchio di scarpe Playhat nel 2007, quando decide di tornare in Italia dopo anni di lavoro tra Ibiza, Madrid e Londra. Proprio dai suoi viaggi, e in particolare dall’esperienza in Spagna, trae l’ispirazione e la grinta per iniziare a disegnare le sue sneakers unisex. Prodotte nel cuore del distretto calzaturiero marchigiano, uniscono al design di tendenza la qualità dei materiali e la fattura artigiana.
Come è iniziata la tua avventura e cosa facevi prima di occuparti di Playhat?
Quando ero piccolo cercavo di essere uguale a tutti gli altri, ma è stata una fortuna che non ce l’abbia fatta perché questo “insuccesso” mi ha portato a differenziarmi da tutto ciò che avevo attorno. Lavoravo nell’azienda dei miei che si occupa di vendere legno, un’esperienza grazie alla quale ho potuto conoscere ciò che ruota attorno al marketing, all’amministrazione e alla gestione di un’azienda. Poi un giorno a 23 anni ho deciso di lasciare tutto e andarmene a Ibiza. Arrivato là, ho capito che dovevo rimboccarmi le maniche e cavarmela da solo. Ho iniziato a fare il ballerino in un club e a confezionarmi gli abiti di scena da solo, non sapevo neanche di avere questo lato creativo! Il mio modo di vestire piaceva tant’è che gli altri ballerini spesso copiavano il mio look! Poi ho iniziato a lavorare per un’azienda che faceva cappellini da baseball, ho disegnato una nuova collezione che ha venduto 70.000 pezzi (contro i 3000 della precedente!). Allora ho capito che la mia creatività piaceva alle persone.
Com’è nato Playhat?
Dopo diversi inverni trascorsi studiando recitazione a Madrid, estati a Ibiza e varie trasferte a Londra, nel 2007 sono tornato in Italia. Dove ho subito fondato Playhat, che significa proprio “gioca col cappello”. Ho iniziato prima con i cappellini mi sono avvicinato al mondo delle scarpe. Piano piano mi sono creato le mie collezioni e la mia rete vendita e ora siamo qui! Sulla nostra pagina Facebook proprio in questi giorni stiamo raccontando la storia di Playhat come in una sorta di diario, capitolo per capitolo.
Fare scarpe non è facile, come hai imparato?
Da quando ero piccolo sono abituato a montare e smontare, alla fine è come se “rubassi con gli occhi”, cioè capisco subito come funziona una cosa. Ho avuto anche la fortuna di avere persone che mi hanno saputo dare tanti buoni consigli.
Provengo da un distretto calzaturiero, quindi sono circondato da amici e conoscenti che lavorano nel settore.
Parlaci delle scarpe Playhat: cos’hanno di speciale?
Sono scarpe di altissima qualità, realizzate con materiali ricercati e naturali. Sono colorate con colori all’acqua, per questo motivo sono in tinte originali che non si trovano in commercio. Tutte le scarpe all’interno hanno una soletta di montaggio in cuoio, il sottopiede è in lattice naturale antibatterico con un antishock per la schiena. Sono foderate in pelle, quindi il microclima all’interno della scarpa è sempre naturale, i piedi non puzzano, non sudano e sono comodissime. Quando torni a casa non senti la sensazione di togliertele ed esclamare “ahhh che bello!”, ma ti chiedi –piuttosto- “perché non sento quella sensazione?”. Inoltre sono scarpe con la garanzia, siamo sempre disponibili a rimetterle a posto!
Tradizione italiana e ricerca della qualità nei materiali, quindi. Invece per quanto riguarda lo stile a cosa ti ispiri?
Io cerco di non guardare troppo a quello che fanno gli altri, quello che creo voglio che venga da me. So quello che “va di moda” e piace perché vado in giro e mi muovo molto, ma i miei prodotti vogliono essere innovativi e diversi da tutti.
Quali sono le più belle soddisfazioni che hai avuto con Playhat?
Playhat mi dà continuamente delle belle soddisfazioni: abbiamo raddoppiato il fatturato ogni sei mesi, le nostre scarpe sono vendute in negozi che trattano marchi come Gucci, Prada, Hogan.
C’è una vendita che ti ha reso particolarmente felice?
È un mese e mezzo che stiamo contrattando con un distributore che vuole vendere Playhat in Giappone. È lo stesso che ha lanciato Adidas e Nike in quel paese e ora è molto interessato a Playhat. Poi sono molto contento tutte le volte che vedo qualcuno indossarle in giro per strada!
Ai piedi di chi le vorresti vedere indossate?
Sono già felicissimo perché le indossano Fiorello, Alessandro Siani, i Modà, Alberto Argentesi (il Coniglio del Chiambretti night), Le Iene, Belén Rodríguez ecc. ecc.
Cosa in natura possiede il design più bello?
La forma della terra vista dall’alto e gli alberi.
Un film, un libro, e un brano musicale che tutti dovrebbero conoscere:
Film: mi è piaciuto tantissimo “Mangia, Prega, Ama” con Julia Roberts
Libro: “Come smettere di farsi le seghe mentali” di Giulio C. Giacobbe, molto interessante perché spiega proprio come funziona la mente
Canzone: “Sono le Venti” degli Audio 2
Su Lovli presentiamo le Playhat sia nel modello basso che alla caviglia. Foderate in pelle e dotate di antishock per la schiena oltre a essere super confortevoli sono davvero cool. Che aspettate a fare un salto?



