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Il design filosofico delle Forme di Sophia

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Forme di Sophia prende a prestito suggestioni dalla poesia e dalla filosofia per tradurle in forme, creando eleganti librerie in cui si fondono etica ed estetica. Caratterizzati da un design che va oltre, suscita riflessioni e diviene strumento di conoscenza, gli oggetti di Forme di Sophia nascono dall’estro di Andrea Riccò, creativo emiliano e appassionato lettore.

Questa è la chiacchierata che abbiamo fatto con lui qualche giorno fa:

Raccontaci un po’ di te: come sei arrivato a quello che fai adesso, cosa ti ha portato a concettualizzare e a produrre le librerie?

La passione per i libri prima di tutto. Sentivo di voler fare un contenitore all’altezza del contenuto. Molti anni fa, finite le scuole, mi sono appassionato alla letteratura e poi, piano piano, alla filosofia. Nella filosofia ho trovato molta geometria, e le due cose a livello inconscio hanno cominciato a fondersi pian piano. Quando si legge spesso si sottolineano le frasi che stuzzicano il pensiero o colpiscono in un qualche modo, e qualche volta si accosta una riflessione a bordo pagina. Io ho cominciato, invece, a disegnare a bordo pagina le geometrie che nella mia testa esprimevano in forma il pensiero che mi aveva colpito. E poi ci giocavo, ho sviluppato questa passione facendo anche arte contemporanea e sculture. È stato un percorso che è nato proprio dalla pagina scritta invece che dalla pagina bianca, come forse più tradizionalmente succede. 

Tu non sei un designer, qual è la tua formazione?

Sono diplomato al conservatorio e disegno per passione. Mi hanno anche chiesto di disegnare su commissione, ma proprio non ci riesco. Per me il disegno ha senso solo se viene da una suggestione, un’ispirazione filosofica, poetica, musicale… 

Ad esempio una libreria, che non è tra quelle che presentiamo su Lovli, è stata ispirata da un verso di Battiato che dice “La linea orizzontale ci spinge verso la materia, quella verticale verso lo spirito.”

Ho pensato, quindi, a una libreria verticale in cui i libri rappresentassero i gradini di questa scala ascensionale che ti fa elevare. È così che trasformo l’idea di un concetto che mi colpisce in una forma che ne possa essere rappresentazione. 

Da cosa sono ispirate, invece, le librerie che presenteremo su Lovli?

L’idea per Sophia mi è stata suggerita da una canzone di Jovanotti che dice “Leonardo sezionò diversa gente per vedere che la mente ce l’hai ma non si vede, e Dante identificò l’amore nel profilo di Beatrice..ma un’altra lui sposò”. Dal concetto di profilo ho iniziato una serie di collegamenti e sono arrivato a un’altra citazione che avevo letto pochi giorni prima che diceva “siamo ciò che leggiamo”. Ho individuato nel profilo di una donna l’essenza di un essere umano applicato alla libreria, il luogo che ospita i libri che scegliamo perché desideriamo conoscere, emozionarci. Nella nostra libreria c’è il nostro più intimo sentire, ci siamo noi, quel profilo siamo noi, e i libri sono la nostra parte più intima. Quello che impariamo plasma le nostre scelte nella vita, il nostro carattere, le nostre relazioni, le nostre visioni.

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… e le librerie Catena e Linfa?

Catena è stata ispirata da un libro in cui Rousseau approfondisce il rapporto tra cultura e libertà dicendo che “Se un uomo sa, allora è libero”. Di conseguenza ho pensato a una catena il cui anello fosse rotto da una lama che simbolicamente sorregge i libri, per esprimere il concetto che la conoscenza e la cultura spezzano le catene e ti rendono libero. 

Linfa, invece, è stata ispirata dalla più famosa poesia di Ungaretti, che accosta le foglie d’autunno ai soldati nella Prima Guerra Mondiale. Ho pensato anche io alla foglia come metafora della fragilità umana, dove la linfa vitale fosse rappresentata dalla cultura, quindi dai libri. Mi piace quest’idea della linfa, la fotosintesi clorofilliana che trasforma un elemento negativo, l’anidride carbonica, in uno positivo, l’ossigeno. Per me la cultura fa lo stesso: sa trasformare anche le nefandezze peggiori in memoria, saggezza, consapevolezza, coscienza. In questa libreria c’è la linfa della nostra anima. 

Com’è stato passare dal disegno alla realizzazione? Avevi già avuto occasione di lavorare con i materiali?

Questa è una storia carina. Ho contattato un ingegnere che si occupava soprattutto di progettare oggetti da ufficio, gli ho mandato tante email spiegandogli il mio progetto e chiedendogli se fosse disposto a collaborare. Lui non rispondeva, prima perché pensava fosse uno scherzo, poi perché non riusciva a concepire il fatto di poter essere creativo. Alla fine l’ho chiamato, abbiamo fissato un incontro e ora siamo grandi amici. Dice che questo è stato il lavoro più bello della sua vita perché ha restituito poesia a un mestiere che l’aveva persa. Il progetto si è evoluto e delineato anche grazie a lui, mi ha aiutato a scegliere i materiali, e gli artigiani, perché io non avevo esperienza nel settore.

È stato emozionante vedere il tuo disegno realizzato, diventare un oggetto solido? Parlaci del processo di lavorazione…

La prima libreria è venuta subito bene e mi sono commosso!

La tecnica di piegatura del materiale è molto delicata e complessa. Ad esempio per il profilo di Sofia ci sono 450 piegature, una ogni 4,5 millimetri. Invece Catena è realizzata attraverso una curvatura solitamente considerata eccessiva per il legno, perché siamo vicini al suo limite di rottura. Volevo che arrivassimo a quel punto perché doveva trasparire che la tensione del pensiero porta a rompere gli schemi. Catena deve trasmettere tensione nervosa, attraverso una curvatura estrema. La vernice texturizzata gli dà un aspetto metallico, fa pensare a una materia ferrosa, ma invece sotto è viva.

Qual è la soddisfazione più grande?

A me piace andare nelle case e montare di persona le librerie, sono grato alle persone che spendono per averne una. Vedere le persone instaurare dei discorsi e dibattiti partendo dall’osservazione di una mia creazione, confrontarsi e cercarne il senso, mi dà una soddisfazione enorme.

Il tuo filosofo preferito?

Amo i filosofi antichi greci e romani in quanto allora è stata prodotta la filosofia che più di ogni altro periodo ha saputo fondersi e confondersi con la poesia. Una poesia che ha saputo produrre ragione. Ed io nella filosofia cerco proprio quella poesia della ragione. 

Cosa in natura possiede il miglior design?

Il fulmine, una figura quasi onirica dal fascino potente ma impalpabile in quanto sfuggente e imprevedibile. Rappresenta la figura perfetta che perseguiamo in eterno senza mai raggiungere. È come un motivetto sognato che quando ti svegli svanisce. 

Un libro e una canzone che secondo te tutti dovrebbero conoscere?

Il libro che consiglio è “Walden” di Henry David Thoreau, uno dei filosofi americani più dirompenti del diciannovesimo secolo. Il libro ispirò Christopher McCandless, giovane proveniente dal West Virginia che subito dopo la laurea abbandona la famiglia e intraprende un lungo viaggio di due anni attraverso gli Stati Uniti, fino a raggiungere le terre sconfinate dell’Alaska. Da questa storia fu tratto Into the Wild.

Il brano musicale, invece, è “Holocene” di Bon Iver, la canzone che più mi ha accompagnato nelle Forme di Sophia, quella che più accosto al progetto.

 

Che cos’è per te il design?

Il design è una cosa seria: ricerca, arte, studio.

Se volete vedere i pensieri di Andrea Riccò prendere forma e trasformarsi in oggetti venite su Lovli dove da oggi ospitiamo le librerie Sophia, Catena e Linfa, eleganti complementi d’arredo creati per far riflettere. 

 

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  • 3 months ago
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