Massimo Giacon: ceramics for weird people
Massimo Giacon è il nuovo uomo pop-rinascimentale: famoso fumettaro, designer di successo, artista new brow e musicista stravagante, eclettico ed eccentrico ha un talento poliedrico che impedisce una definizione univoca. La sua mostra alla Triennale di Milano apre oggi i battenti e, in contemporanea, su Lovli vengono presentate le surreali ceramiche che Giacon ha realizzato in collaborazione con Superego.
Diego Zanella, designer dello studio oooh! design e cool hunter, lo conosce molto bene. Questa è la chiacchierata che i due hanno fatto qualche tempo fa:
Ciao Massimo, hai in mente un pubblico quando progetti una delle tue ceramiche? Cioè come ti immagini il tuo collezionista tipo?
Il sottotitolo della mia mostra alla Triennale “five years of ceramics for weird people”, la dice lunga sull’opinione che mi sono fatto dei miei collezionisti. Le mie ceramiche non sono per tutti, e in effetti andando a conoscere personalmente chi le ha comprate devo dire che si tratta sempre di persone speciali. Le mie sono ceramiche mutanti per gli X-Men di tutti i giorni.
Raccontaci in sintesi la base concettuale del progetto The pop will eat himself e presentaci i tuoi little monsters:
Tutto nasce da una mostra realizzata ancora nella fine del 2006. Non erano ancora delle ceramiche, ma semplici immagini bidimensionali che partendo da schizzi e progetti diventavano tridimensionali virtualmente, mediante un programma di modellazione 3D. L’idea di partenza era quella di descrivere un mondo di personaggi malati, dei Toys che a differenza dei personaggi che popolano l’universo di Toy Story vivevano un’esistenza infelice, deturpati da malattie, mutilati, umiliati da un mondo che non sapeva più cosa farsene, corrotti dal Pop, Pop visto come un’entità triturante e senza coscienza, altro che la pop art di Warhol! In effetti questo aspetto terribile ed apocalittico delle ceramiche è ben colto da E.L. Francalanci nella sua prefazione alla mostra.
Come ti collochi nel movimento dei pop surrealisti? Ti senti un po’ padre fondatore?
No, assolutamente. I padri fondatori sono altri e si perdono nel tempo, potrei citare Crumb, ma in realtà i fondamenti sono molto antichi, dalle danze macabre gotiche fino a Hyeronymus Bosch. Se poi parli con vari artisti considerati portanti di questo pseudo-movimento ognuno ti dirà che loro non sentono alcun senso di parentela con il pop, e questo nelle interviste recenti a Gary Baseman o Mark Ryden traspare chiaramente, e anche con una certa irritazione, forse perchè inquadrarti in un movimento significa darti una scadenza, circoscriverti in un periodo, e in un momento in cui l’orrore supremo è la vecchiaia allora qualsiasi estetica viene stirata fino all’inverosimile. Il Pop Surrealism esiste ancora, e se calcoliamo che è un movimento che nasce in California a metà degli anni ‘80 possiamo notare come stia durando sei volte di più della Pop Art.
Le tue ceramiche hanno un registro grottesco / mostruoso mentre il tuo presepe per Alessi potrebbe definirsi molto Kawaii, cioè carino e dolce alla giapponese, è difficile operare uno switch tra due registri opposti o ti viene naturale, a seconda del committente, progettare in modo diametralmente opposto?
Un professionista con più di 30 anni di lavoro alle spalle dovrebbe in teoria, a una certa età, essere capace di farlo. Ettore Sottsass faceva cose diverse quando si è inventato Memphis da quando faceva il progettista da Olivetti o si autoproduceva la rivista Pianeta Fresco… E così accade per me, certo non ho la presunzione di essere sempre qualitativamente al top, però provo a imprimere il mio marchio in tutti i risvolti della mia produzione, se si nota anche nel presepe Alessi c’è qualcosa che stride, con quel Bambin Gesù fuori scala, enorme rispetto a Giuseppe e Maria, con quella specie di ciuffo biondo rockabilly… Si potrebbe interpretare come una presa in giro dell’iconografia cattolica occidentale…
Ti sei emozionato la prima volta che hai visto materializzato in ceramica uno dei tuoi personaggi?
A dire la verità non ricordo, la mia vita è talmente piena e confusionaria che quando vedo gli oggetti realizzati o i miei disegni pubblicati sto già su altri progetti. L’emozione, come per tutte le cose cerco di usarla con parsimonia, e al suo posto cerco di usare la testa. Forse l’emozione per la ceramica è legata a modelli particolarmente difficili da realizzare, e quando vedo il risultato finale mi sembra tutto così miracoloso…
Come funziona il tuo rapporto Con Edoardo Scagliola, editore illuminato, che produce sia le tue ceramiche che quelle di mostri sacri come Mendini e Branzi? Lui ti chiama e ti dice: Sai Massimo, non ho proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono e ti ordina una ceramica?
In realtà non ci sono delle regole, si tratta di una via a doppia percorrenza, quando ho delle idee propongo qualcosa, quando lui ha delle suggestioni mi chiede di lavorarci su. Ci frequentiamo, lo tengo al corrente di tutti gli altri miei lavori e a volte illustrazioni, disegni, progetti realizzati per altri settori partoriscono delle intuizioni che vengono applicate alle ceramiche Superego. Naturalmente si tratta sempre di un rapporto autore-produttore, e spesso dei progetti di oggetti percepiti da me come “divertenti” sono visti da Edoardo come assolutamente anticommerciali, ma ci sono delle volte in cui Scagliola a sua volta riesce a sorprendermi con delle scelte decisamente poco canoniche.
Può essere un problema un curriculum ricco come il tuo nel farti prendere seriamente dal mondo dell’arte contemporanea italiana?
Un tempo forse ci soffrivo di più, diciamo che spesso a vedere le carriere di molti artisti e il lavoro di molte gallerie e critici una certa acidità di stomaco me la facevo venire, ma adesso molto meno, anche perché ho capito che il mondo dell’arte contemporanea italiana in realtà è un mondo piccolo, con carriere piccole. Se domani morisse Cattelan gli dedicherebbero un servizio di un paio di minuti al telegiornale per un paio di giorni, se morisse invece Vittorio Sgarbi blob ci camperebbe per mesi. Ma in più il mondo dell’arte contemporanea italiano ha l’aggravante di far girare pochi soldi e poche idee. La mia frequentazione di questo mondo mi ha portato alla conclusione che c’è molta più cultura nel settore dei comics, maggiore curiosità e desiderio di mettersi in gioco. Nell’arte contemporanea italiana sta invece tornando in auge (orrore), la figura del “pittore”. Leggermente anacronistico, n’est pas?
Cosa bolle in pentola per il futuro?
A parte questa mostra in Triennale per il 12 di febbraio ho iniziato una graphic novel abbastanza sperimentale con Tiziano Scarpa per Lizard/Rizzoli che mi terrà impegnato per tutto l’anno e forse di più, nuovi oggetti natalizi per Alessi e un nuovo progetto sempre per loro ma di cui è prematuro parlare, una mostra antologica in Brasile, delle lampade per Foscarini e naturalmente nuove ceramiche Superego, che continuerò a disegnare finché avrò delle buone idee (spero).
Ovviamente concludiamo con “Fatti una domanda e datti una risposta”…
La risposta è 13, e anche ornitorinco, naturalmente. Le domanda lascio che la indovinino i lettori.
Siamo felicissimi di presentare su Lovli, in contemporanea con la sua mostra alla Triennale di Milano, le ceramiche smaltate di Massimo Giacon prodotte da Superego: Montonsferatu, Love Carrot e Crucified, sembrano uscite dai suoi fumetti, personaggi mostruosi portatori di un messaggio apocalittico.



